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Piccolo glossario di attualità

oltre i luoghi comuni

America

Due errori opposti: idolatrare gli USA e demonizzarli. La verità è che gli Stati Uniti hanno tanto importanti virtù che gravi vizi.

Comiciamo dai vizi: la società americana è troppo individualistica, l'individuo vi è, molto più che in Europa, solo; e questo non aiuta il senso critico e non assicura una pienezza totale di democrazia sostanziale. Triste conseguenza di questo individualismo è ad esempio la facilità nell'acquisto di armi e gli episodi, che ricorrono, di uso spregiudicato di esse. Inoltre è troppo facile negli USA passare rapidamente dalla ricchezza alla povertà estrema: mancano ammortizzatori sociali.

In politica estera gli USA hanno commesso recentemente molti errori, come la seconda guerra del Golfo, che ha rovinato i cristiani iracheni, spingendone moltissimi ad emigrare, o come l'appoggio alla cosiddetta Primavera araba, che non sta affatto producendo una vera democrazia, ma una striscante, opprimente teocrazia fondamentalista. Radice degli errori americani in politica estera è la sottovalutazione del fattore culturale: loro vedono solo il livello politico, la cultura non esiste. Saddam Hussein era politicamente ingombrante, ma culturalmente era garante di tolleranza e libertà per i cristiani in Iraq: gli USA hanno visto solo la prima cosa.

Non mancano però anche delle virtù americane: nonostante tutto l'America è una grande democrazia, con dei mass media liberi e una grande libertà di espressione.

In politica estera non collezionano solo sbagli, ma si sono rivelati capaci anche di scelte giuste e coraggiose, come durante la Seconda Guerra Mondiale, o in Corea, o dopo l'11 settembre in Afganistan, per sconfiggere i talebani.

animalisti

E' l'ultima (per ora) frontiera della “difesa dei deboli”: una volta i deboli erano i proletari e i borghesi gli oppressori; ora i deboli sono gli animali, e a passare dalla parte dell'oppressore è nientemeno che l'intero genere umano (tranne pochi eletti, s'intende).

L'animalista si commuove per la sofferenza del pesce arpionato, ma nulla gli cale del bambino, che viene ucciso nel grembo materno.

La moda è molto diffusa: in quasi tutti i talk show, una delle non molte cose su cui si va sul sicuro, perché molto politically correct è il mostrarsi commosso per qualche bell'animaletto. Ormai anche in certi TG si sentono espressioni come “cane barbaramente assassinato”...

complott(/ism)o

Il primo a sostenere la tesi di un complotto segreto fu l'antisemitismo ottocentesco (vedi il Protocollo dei savi di Sion), il nazismo poi ne fece una delle sue bandiere, indicando proprio nel “complotto demo-pluto-giudaico-massonico” il nemico da battere.

In tempi recenti questa idea, sia pure in forma (più o meno) velata ha ripreso quota, sia nella sinistra radicale sia nel fondamentalismo islamico: ad esempio il presidente iraniano Ahmadinejad ha esplicitamente sostenuto la tesi negazionista: non è mai esistito Olocausto, ma lo si è propagandisticamente inventato, per avere il pretesto alla creazione delo Stato di Israele.

Ridicolo è anche il complottismo a proposito dell'11 settembre, come se esso fosse stato programmato dalla CIA: quanto sia spazzatura questa idea lo si può capire da evidenze inoppugnabili. Gli Stati Uniti hanno una stampa e dei mass media che informano senza peli sulla lingua. I primi a denunciare le aberrazioni di Abu Graib sono stati i mass media americani. E la stessa divulgazione di quel materiale documentario (come anche di altro, simile, avvenuta su internet) dimostra quanto poco gli americani sanno tenere dei segreti. Immaginiamoci se, non avendo saputo nascondere piccoli segreti avrebbero potuto custodire un segreto così mastodontico come l'11 settembre.
Inoltre quanto poco l'Amministrazione USA sappia orchestrare bugie lo si è visto ad esempio nella candida ammissione, qualche tempo fa, che armi di distruzione di massa, in Irak, non ce n'erano: una potenza che mente su una cosa enorme come le Twins Towers non ci avrebbe messo molto fabbricare false prove in Irak, per giustificare la guerra.

cristianofobia

In molte parti del mondo i cristiani sono, in quanto tali, perseguitati:

  • in modo esplicito nei paesi ancora comunisti, come la Cina, dove si dà diritto di cittadinanza alla sola chiesa patriottica, sottomessa al Partito;
  • in modo esplicito e spesso violento in molti paesi a maggioranza islamica, come il Pakistan, dove spesso dei cristiani vengono ingiustamente accusati di blasfemia e condannati a morte, o l'Egitto, dove la chiesa copta è oggetto di mille vessazioni, o l'Iraq, da cui molti cristiani sono stati costretti a fuggire, e via, passando da moltissimi paesi in cui essere cristiano vuol dire subire ogni sorta di umiliazione;
  • in modo soft anche in molti paesi occidentali, si pensi al caso dell'Inghilterra che ha recentemente legittimato il licenziamento di alcune persone colpevoli di aver indossato una croce.

Per convincersi dell'esistenza di una persecuzione dei cristiani si può ad esempio vedere la pagina Facebook Fermiamo la persecuzione dei cristiani nel mondo.

Quali le cause di questo fenomeno? Si potrebbero distinguere in due: una causa inevitabile, l'odio del mondo predetto già da Gesù, e una causa evitabile, dovuta ad errori dei cristiani (/della Chiesa).

A quest'ultimo proposito si può osservare come certa gerarchia ecclesiastica in Occidente abbia negli ultimi decenni ragionato come se si trattasse di tenere a freno un minorenne (la società) impedendogli, per via legislativa, di fare ragazzate; non ci si è resi conto che la società si è emancipata dalla tutela ecclesiastica e non tollera più imposizioni. Occorrerebbe accettare il rischio di rivolgersi a una realtà adulta e libera, con cui ripartire da zero, cioè dall'annuncio dell'Avvenimento imprevedibile di Cristo, dall'ontologia e non dall'etica.

ecologia

C'è molto da fare per salvare il pianeta. Due errori speculari: negare che esista un problema ecologico, ma anche, all'opposto, esasperare il problema facendo dell'uomo una realtà dannosa in quanto tale e guardando con radicale e indiscriminata diffidenza l'operosità umana in quanto tale.

Non è il progresso che va odiato e fermato, ma va corretto un certo modo, irresponsabile, di intenderlo.

famiglia

La famiglia nel suo senso pieno è quella tra un uomo e una donna, chiamiamola per intenderci famiglia tradizionale. Essa è una risorsa preziosa: l'uomo cresce bene se è accolto in una famiglia unita e responsabile. La differenza sessuale è buona ed è stata progettata dal Creatore della natura per assicurare all'uomo la continuità nel tempo, la procreazione. Tra le minacce che negli ultimi due secoli sono venute ci sono certamente il divorzio e l'aborto, intesi il primo come resa alle difficoltà che inevitabilmente insorgono in un rapporto di coppia e il secondo come non accettazione incondizionata della nuova vita (se intesi così: ci possono essere casi in cui la convivenza tra coniugi diventa oggettivamente insopportabile, o casi in cui il ricorso all'aborto si configura come scelta dolorosa apparentemente inevitabile: non giudichiamo le coscienze). E' bello che i due coniugi si mantengano fedeli reciprocamente e si amino per sempre, è più bello così che cambiare partner a ogni piè sospinto; è bello accogliere una vita che sta nascendo, anche se si è in difficoltà o anche se si prevede che non sarà conforme a determinati standard, è più bella una accettazione incondizionata della vita che una accettazione condizionata (ti voglio bene se...).

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giustizia

È uno dei valori fondamentali dell'uomo. Occorre contemperarne le due grandi coordinate, la giustizia distributiva, vista in modo esclusivo da una certa sinistra e trascurata da una certa destra, e la giustizia commutativa, vista in modo esclusivo da una certa destra e trascurata da una certa sinistra.

In effetti, da un lato, non può lasciare indifferenti che pochi abbiano moltissimo e tanti abbiano pochissimo (“non è giusto”), d'altro lato non si può prendere che abbiano lo stesso chi si impegna molto e chi si impegna poco, o comunque che offre qualcosa di poco richiesto e chi offre qualcosa di molto richiesto.

Per cui una grande differenza sociale è inaccettabile, ma una qualche differenza sociale è inevitabile e giusta.

interventismo ecclesiastico

Nella “Seconda Repubblica” in Italia i vertici ecclesiastici sono intervenuti piuttosto spesso in ambito politico, dando anche indicazioni molto precise (agli elettori o ai politici cattolici).

Certamente la Chiesa ha il diritto e il dovere di illuminare le coscienze, ma il suo primo compito è quello di annunciare l'Avvenimento di Cristo, non di cercare influenzare l'attività legislativa. In molto casi invece è sembrato che l'interesse principale della gerarchia ecclesiastica fosse politico. I vertici della Chiesa parlano al pubblico dando indicazioni, e non altrettanta energia pongono nell'attenzione a che nelle chiese sia annunciato Cristo. Dicono molto (di politico) a tutti, e dicono poco (di cristiano) ai credenti. Infatti all'interno della stessa Chiesa non vengono recepiti né i richiami politici né quelli di fede. E a questo non pare si pensi molto, per porvi rimedio. In altre parole ancora, c'è stato un primato dell'etica sull'ontologia, che non tiene conto della reale situazione, per cui non si può affatto dare per scontata l'ontologia. Infatti manca la fede. Si può vedere questo nostro schema.

islam

Nella misura in cui per islam si intende una religione, che si rapporta al Creatore dell'uomo e del mondo, riconoscendoLo come Infinito e Mistero, e dunque amante delle sue creature, e a Cui dunque non si può attribuire la volontà di fomentare l'odio e la violenza, noi rispettiamo tale religione e siamo amici di chi sinceramente crede in Dio.

Nella misura in cui invece dell'islam viene data una interpretazione che vede in Dio lo strumento di legittimazione del potere tirannico di alcuni uomini, che ne vogliono comandare altri come burattini, spingendoli all'odio e alla violenza, noi crediamo che lì non ci sia più una religione, nè reale desiderio di sottomissione a Dio, ma, molto banalmente, un progetto di potere totalitario, che vive sull'azzeramento del senso critico dei suoi adepti.

Israele

La questione centrale non è quella palestinese (nel senso che nessuno contesta il diritto del popolo palestinese ad avere una terra e uno Stato), ma quella israeliana (nel senso che c'è chi contesta il diritto del popolo ebraico ad avere una patria e uno Stato, con confini sicuri).

Il vero problema non è sapere quanto debba essere esteso, ma se possa esistere uno Stato ebraico, in Palestina.

Nell'esatto momento in cui il mondo arabo-islamico accettasse questo, la strada sarebbe spianata alla pace.

Fino a quel momento, viceversa, non ci potrà essere pace:

  • perché il popolo ebraico ha già subito 6 milioni di morti per il fatto di non avere una sua patria, e non può permettersi il lusso di subire altri olocausti;
  • perché il popolo ebraico ha inteligenza, forza economica e amicizie sufficienti per permettersi di continuare a tenere testa a chi lo vuole distruggere.

Chi è davvero amico del sofferente e caro popolo palestinese allora lo deve consigliare bene: accetti anzitutto l'idea che una parte della terra palestinese torni ai suoi antichi abitatori. Si tratta di una piccolissima striscia di terra. E in cambio, la vicinanza di un popolo ricco e industrioso, se guardato con occhi non avvelenati da ideologie fondamentaliste, lo potrebbe solo aiutare a prosperare.

Questo non toglie che da parte di certi settori del popolo israeliano l'atteggiamento verso i palestinesi, mussulmani e cristiani, sia troppo duro e spavaldo, insensibile ai diritti dell'altro: occorre una correzione di tiro anche da parte di questi settori.

martiri

Cioè “testimoni”: sono coloro che si lasciano uccidere, pur di non tradire la Verità che gli è venuta incontro. Ben diverso dal martire, anzi praticamente il suo contrario è chi uccide inermi e innocenti, pensando di rendere omaggio a Dio, bestemmiando così il Suo Santo Nome, e inducendo gli uomini a bestemmiare un “Dio” così crudele e sanguinario.

morti

“Tutti i morti sono uguali”: è vero, ma ambiguo.

  • È vero che un povero vale quanto un ricco, un non-europeo quanto un europeo; è giusto ribellarsi all'idea che la morte di non-europei non debba addolorarci quanto quella di europei;
  • l'ambiguità però è nel non vedere la differenza tra una morte voluta e una provocata come conseguenza involontaria, come se morire per malattia o perché ammazzato fosse la stessa cosa. Questo pensa molta sinistra “radicale”, per la quale non fa nessuna differenza tra uno che muore accidentalmente e uno che viene ammazzato. I civili che muoiono a causa di bombardamenti possono essere vittime innocenti di un'azione militare che non mirava alla loro morte, mentre chi muore in un attentato terroristico muore perché gli attentatori volevano morisse; nel primo caso i militari possono piangere per le conseguenze indesiderate del loro atto, nel secondo i terroristi ridono di quante più vittime hanno mietuto. Nel primo caso meno morti ci sono, meglio è, nel secondo più morti ci sono meglio è.
    C'è una differenza!
Occidente

Usiamo questo termine per indicare la civiltà che crede nei valori di libertà, di uso della ragione, di pluralismo e democrazia, e che a partire dall'Europa ha plasmato il volto di altre realtà del Pianeta, ed è, nelle sue linee-guida sostanzialmente condivisa anche da paesi storicamente ben diversi dall'Europa.

La radice dell'Occidente è la rivelazione ebraico-cristiana, con la sua idea di un Mistero Infinito, che è Bontà e Amore, che si propone all'uomo, da Lui voluto e amato, non gli si impone: Dio fa appello alla ragione critica della sua creatura intelligente, vuole che l'uomo ragioni e sia libero.

Diversa è una civiltà che invece si fonda su un'idea di Dio come tiranno dispotico e arbitrario, che non si propone ma si impone, e chiede all'uomo di rinunciare alla sua ragione.

L'Occidente non si identifica con nessuno Stato in particolare, e tanto meno con una leadership particolare di un particolare Stato. Il che non toglie che, in un dato momento storico, ci siano dei ben precisi Stati e delle ben precise leadership che, tra mille errori, più si battono per difendere la civiltà occidentale.

opportunismo

Sarebbe un vizio proprio dei soli Stati Uniti: quello di scegliersi amici e nemici di comodo a seconda del momento; per cui Saddam Hussein va bene quando c'è da contenere l'Iran degli ayatollah, ma poi non va più bene e diventa il nuovo Hitler; per cui, ancora, i guerriglieri islamici vanno bene quando in Afghanistan contrastano l'Armata Rossa, ma dieci anni dopo non vanno più bene perchè fanno saltare le ambasciate USA e dopo anche le Twins Towers.

Le risposte che si possono dare sono molte:

  • intanto non è esclusiva prerogativa degli USA: da che mondo è mondo allearsi tatticamente non strategicamente, cioè: sapendo che si tratta di qualcosa di provvisorio con i nemici dei propri nemici è una costante;
    ad esempio la Russia comunista di Stalin si alleò opportunisticamente con Hitler per qualche tempo, per poi vedere il lui il diavolo; così oggi una certa sinistra europea si è di fatto alleata con l'islam fondamentalista antiamericano, pur essendovi una evidente divergenza sui valori di fondo, dunque di alleanza tattica e opportunistica si tratta;
  • inoltre nel caso di una democrazia come gli USA, il fatto di cambiare tattica è più comprensibile che nel caso di stati dittatoriali perché l'esigenza di compiacere il corpo elettorale spinge in tale direzione chi ogni 2 anni deve confrontarsi con le esigenze di risultati immediati;
  • comunque, nella fattispecie, Saddam Hussein non lo hanno “messo al potere” gli americani: il loro potere non è mai stato così grande; e Bin Laden non lo hanno “creato” gli americani: si tratta del risultato combinato soprattutto dell'invasione comunista dell'Afghanistan e dell'onda lunga del risveglio wahabita, fatori che con la CIA non hanno niente a che vedere.

Ma, oltre a ciò, singolare è il fatto che, mentre una certa sinistra accusa altri di un passato opportunismo spregiudicato, pratica lei stessa, oggi, uno spurio patto d'acciaio col fondamentalismo islamista.

pacifisti

Non pochi dei cosidetti pacifisti sono in realtà finti pacifisti (secondo qualcuno paci-finti): infatti non sono contro le guerre, ma contro quelle particolari guerre che sono fatte dagli Stati Uniti e dai loro alleati. Se una guerra, o un massacro, o una strage, è fatta da qualcuno che non è americano, non suscita altrettanto interesse e sdegno.

Facciamo qualche esempio: non risultano grandi manifestazioni di condanna da parte di certi pacifisti quando donne e bambini venivano massacrati a Timor Est. Né quando 2 milioni di sudanesi del Sud venivano massacrati dal governo fondamentalista di Khartoum. Così come quando avvenivano stragi in Ruanda.

resistenza

Si dovrebbe intendere con questo termine una attività di guerriglia, che viene intrapresa da un popolo oppresso contro un oppressore, che dispone di mezzi troppo potenti per essere affrontato a viso aperto.

C'è resistenza però solo quando un guerrigliero mette a repentaglio la sua vita, e non quella di civili innocenti. Men che meno si può parlare di resistenza, ma solo di terrorismo, quando uno delibera a tavolino, a sangue freddo, l'uccisione in massa di civili. Così invece fanno i cosiddetti “resistenti” nell'Irak dopo la caduta di Saddam Hussein. Essi non sono perciò resistenza, ma terrorismo.

ricchezza [/povertà]

Per la vulgata marxista la ricchezza di alcuni è la causa della povertà di altri.

Ma ciò è inesatto: lo dimostra il fatto che la ricchezza complessiva del genere umano non è fissa, ma dinamica, e infatti è aumentata, ed esponenzialmente, nel corso dei secoli.

La ricchezza non è una torta (statica) per cui più grande è la mia fetta più piccola è la tua; ma è una torta che lievita, nella misura in cui l'ingegno e la creatività operosa del'uomo imparano a fruire sempre meglio delle risorse del mondo.

Ne segue che il problema non è distribuire la ricchezza, ma diffondere il benessere.

risorse

A differenza della ricchezza, che è qualcosa di dinamico, le risorse sono statiche: c'è ad esempio una quantità ben precisa di petrolio nel sottosuolo terrestre.

L'uomo però sa usare più o meno bene delle risorse naturali: nel corso della storia l'umanità occidentale ha imparato a usarne sempre meglio. Quando l'uomo usa bene delle risorse produce ricchezza e benessere.

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