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Terror-islam: perché proprio adesso?

Abbiamo cercato di riflettere sul perché, in generale, del fenomeno del terrorismo fondamentalista. Cerchiamo ora di capire perché tale fenomeno inizi a manifestarsi proprio alla fine degli anni '90.

I fattori che predispongono tale femeno sono molti e complessi. Senza pretesa di esaustività proviamo ad elencarne alcuni:

  1. il procedere della globalizzazione e l'immigrazione islamica in Occidente, che mettono a sempre più stretto contatto i due mondi;
  2. il crollo dell'ideologia marxista, che per vari decenni aveva costituito un fattore di almeno superficiale laicizzazione del mondo arabo;
  3. il procedere della involuzione morale dell'Occidente, che viene sempre più percepito da un lato come (sempre più) debole, perciò colpibile con successo, e dall'altro come potentemente seducente, perciò pericoloso e da abbattere.
  4. il crescente rafforzamento economico dei paesi arabi produttori di petrolio, che mette enormi ricchezze al servizio della causa fondamentalista.

globalizzazione e immigrazione

Il mondo islamico e quello occidentale, pur avendo avuto da sempre contatti e scontri, non erano mai giunti a un grado di interconnessione così stretto come alla fine del '900. Il mondo è davvero diventato ormai un grande, unico "villaggio globale" tanto sul piano economico, quanto sul quello culturale (con le informazioni che viaggiano in tempo reale, le Tv prima, internet poi) e demografico.

Questo stretto contatto, potenzialmente molto positivo, pone grandi problemi a una civiltà che non ha ancora fatto i conti con la modernità:

Finché la modernità era lontana, il mondo islamico poteva anche permettersi il lusso di rimuoverne puramente e semplicemente il problema; ma adesso che le viene sbattuta davanti agli occhi tutti i giorni, il confronto è diventato ineludibile. E la strada che appare più comoda è quello di un rifiuto globale, per le motivazioni che abbiamo precedentemente esposto.

il crollo del marxismo

Certamente una componente nella fiammata fondamentalistica l'ha avuto la crisi del comunismo. Soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, molti regimi arabi avevano non solo guardato all'URSS come miglior alleato in politica estera, ma avevano anche adottato quella sorta di ibrido cultural-politico che è stato il "socialismo arabo". Tale ideologia, fatta propria ad esempio dall'Egitto di Nasser, dalla Siria, dall'Iraq, in un certo senso anche dalla Libia, ha costituito più che altro una verniciatura superficiale, che non ha profondamente intaccato la mentalità di quesi paesi.

Il che non toglie che per qualche tempo abbia garantito una certa laicizzazione di quelle società.

È da notare comunque che proprio uno degli ultimi importanti atti del comunismo, l'invasione sovietica dell'Afghanistan, abbia potentemente contribuito alla nascita dell'attuale fondamentalismo jiadista. È lì che ebbe il suo battesimo di fuoco il personaggio Ben Laden.

l'involuzione morale dell'Occidente

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Che immagine morale dà di sé l'Occidente a un maomettano? Pensiamo a fenomeni come la pornografia e la libertà/licenziosità in campo sessuale.

Da un lato esso appare come seducente, pericolosamente seducente per una impostazione che non può contare sulla grazia, su una energia soprannaturale che renda l'uomo capace di operare al di sopra dei suoi limiti naturali, per cui l'uomo si trova sguarnito di fronte alle "tentazioni della carne". E infatti nella cultura islamica l'unico modo per resistere alla tentazione è non vedere nemmeno: di qui il burka e il velo per le donne.

D'altro lato esso provoca disprezzo, e viene letto come sintomo di grave crisi e debolezza mortale. Crediamo che la debolezza morale dell'Occidente pornocrate e dissoluto sia vista come sintomo della sua prossima fine; l'Occidente è come una pera matura, che un niente può far crollare.

Anche questo alimenta la speranza che una guerra santa possa accelerare i tempi di tale salutare crollo.

la ricchezza dei paesi arabi

Non si sarebbe potuta essere questa fiammata fondamentalista senza l'enorme accumulo di ricchezze nei paesi arabi.

Non diciamo che l'arricchimento sia una causa, certamente è una condizione sine qua non per lo sviluppo dei presuupposti del terrorismo fondamentalista.

Senza gli ingenti capitali resi disponibili dalla vendita del petrolio, non si sarebbe potuta dispiegare quella sempre più capillare predicazione fondamentalista wahabita, anche in areee (come l'Asia centrale e l'Africa nera) dove l'Islam si era meticciato con la cultura indigena, perdendo molti tratti di intransigenza.

E studi seri hanno evidenziato una corrispondenza tra predicazione fondamentalista e arruolamento di adepti per l'esercito del terrore.

A giocare nel senso di una china terroristica va anche il modo con cui la ricchezza è stata ed è gestita. In effetti quella parte di mondo arabo-islamico, che pur si è enormemente arricchita, non ha davvero sviluppato una capacità imprenditoriale, tale da innescare un profondo circolo virtuoso di sviluppo. E' una sorta di colossale rendita, su cui grava la terribile ipoteca di un declino altrettanto rapido di quanto lo è stata la ascesa, nel momento in cui verrà meno la fonte della rendita.

E tale fine non è remota, perchè dal petrolio l'economia mondiale prima o poi si staccherà, se non altro per la inappellabile ragione che le riserve non sono infinite, e prima o poi si esauriranno.

Questo produce da un lato rabbia, per l'incapacità di gestire produttivamente la ricchezza, e che viene per i motivi già spiegati attribuita piuttosto a un complotto esterno che a responsabilità intrinseche all'Islam, e dall'altro fretta: finché l'Islam è ricco, prima che la ricchezza finisca e sia troppo tardi, è meglio muoversi per assestare il colpo di grazia all'Occidente.

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